SAMBUUSA (o sambusi o samosa)
Approfondisco, cerco qualche informazione e scopro che questo piatto “ha le gambe buone”, e una storia che comincia ben più lontano della Somalia dove è stata raccolta e trascritta su quel fogliettino che è arrivato sino a me.
I Sambusi, infatti, non sono altro che l’adattamento somalo dei Samosa indiani.
I celebri fagottini sono citati per la prima volta verso il XIV secolo dal poeta indo-persiano Amir Khusrau come uno dei cibi favoriti dall’aristocrazia musulmana di Delhi per i suoi strabilianti banchetti (la ricetta dell’epoca prevedeva una farcitura a base di carne tritata, cipolle e burro chiarificato -ghee-). Da Delhi i samosa si sono diffusi nel resto dell’India, e poi, sotto il Raj Britannico, a partire dal XVIII secolo, hanno raggiunto un po’ tutti quei paesi che hanno subito la dominazione inglese, dal Kenya al Sud Africa, da Mauritius ad Hong Kong…
Trasportati delle truppe militari, dalla servitù indiana, o dai commerci al seguito degli inglesi i Samosa sono stati sparpagliati nel mondo intero. Trasformati, adattati e aggiustati alla realtà locale ovunque i samosa hanno riscosso un tale grandissimo successo da far quasi dimenticare le antiche origini del piatto (si possono trovare con nomi diversi in Iran, in Turchia, in Eritrea, in Mozambico in nord Africa e in ogni indian fast food del Regno Unito).
Lo stesso è accaduto in Somalia: la comunità di pakistani e di indiani musulmani che commerciano a Mogadiscio è sempre stata molto numerosa, ma questo piatto ormai è tanto radicato nella gastronomia delle città costiere da essere ovunque indicato come tradizionale somalo.
Ecco quindi la mia ennesima versione di un piatto che ha davvero attraversato il mondo, i confini, le lingue, le religioni… a dimostrazione che tante volte il cibo è spesso una delle migliori “comunicazioni interculturali” di cui è capace l’umanità!
Il testo proviene dal blog di cucina “La cucina di qb”. Nello specifico, si tratta dell’articolo dedicato alla ricetta dei “Sambusi somali”.






